Da un quarto di secolo la stessa scemenza: ma come, nel mezzo di una guerra (con Bin Laden, con l'Isis, con Putin) tu chiedi il disarmo nucleare? Ma allora sei un amico dei talebani, dei terroristi e di Putin! Poi lo dice il secgen e tutti muti.

La russofobia impedisce ragionamenti lucidi: secondo Carretta il disertore russo deve passare la frontiera liberamente come profugo, dicendo solo "voglio disertare" mentre alla moglie e ai figli del disertore dobbiamo dare un calcio in culo alla frontiera negando anche i visti turistici, lasciandoli in balia di un regime che perseguita i disertori e le loro famiglie. Prima di inventare brillanti soluzioni col sangue agli occhi e la cultura del nemico in testa, calmarsi e riflettere.

I pacifisti hanno chiesto forme di opposizione non armata e nonviolenta al regime di Putin, non la resa. La resa a Putin l'ha fatta chi ignora le tecniche di lotta nonviolenta e si è arreso a un mondo dove si vendono armi alla Russia, dove la Russia ha il più grande arsenale nucleare mondiale e il veto nel consiglio di sicurezza ONU. A quel mondo ci siamo sempre opposti: contro il traffico di armi verso stati canaglia, per il disarmo nucleare e la democratizzazione dell'ONU.

Forse ricordo male, ma tra i valori europei che tutto il mondo ci invidia non rientra la criminalizzazione di interi popoli per aggressioni militari non decise a furor di popolo, come quelle in Ucraina, Afghanistan o Iraq, né tantomeno il concetto di "colpa collettiva" di un popolo, tanto caro ai nazisti e ai fondamentalisti cattolici preconciliari. Ma magari sbaglio io, con l'età la memoria vacilla.

Qualcuno prima o poi doveva dirlo, lo ha detto la Federazione Anarchica Italiana: "l'Ucraina di Zelensky è veramente una piccola Russia, con un governo autoritario, una cerchia di oligarchi che saccheggia il paese, una repressione verso tutte le forme di protesta e verso le minoranze che la guerra ha reso più dura. Oggi Zelensky, pur di rimanere al potere, indebita e vende a pezzi il proprio Paese agli Usa, al Regno Unito, all'Unione Europea in cambio del loro appoggio militare".

Del resto, se la russofobia ha colpito perfino Dostojevski e Tchaikovsky, e finanche GLI ALBERI, cosa ci aspettavamo dall'UE sulla questione della libertà di movimento dei cittadini di un regime oppressivo verso l'Europa libera?

Mi metto nei panni di un cittadino ucraino che si ritrova a parlare russo per nascita, con una cultura russa per origini e una identità russa per la sua storia personale, che vive con le bombe russe in testa, l'esercito ucraino che usa scuole e ospedali dietro casa sua come fossero caserme, Dostojevski e Tchaikovsky messi fuorilegge assieme alle opposizioni politiche, gli europei che mandano solo armi e non persone che aiutino i civili, l'opinione pubblica mondiale che odia i russi.

Criminalizzare intere etnie è roba da stati canaglia, non da democrazie evolute. Se invece della "Glasnost" (distensione, apertura) avesse ostacolato i visti agli europei per la complicità dei loro governi con i sanguinari colpi di stato USA in America Latina, la guerra fredda si sarebbe scaldata parecchio. La cultura del nemico, che divide il mondo in buoni e cattivi a seconda della divisa o del passaporto, è il presupposto per ogni guerra e le stragi che ne derivano.

L'Ucraina bussa alle porte dell'UE come portatrice di quei valori europei che tutto il mondo ci invidia. Come la libertà di espressione e insegnamento, riconquistati a fatica in Italia dopo il tramonto di un regime che decideva come e cosa insegnare nelle scuole.

Take one moment to imagine how beautiful and prosperous the European Union would be if we had the same concern for ALL refugees and migrants fleeing hunger, famine and drought, not just wars or oppressive regimes. Regardless of their passport and nationality.

Riccardo Noury di ci ricorda che nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992 la biblioteca di Sarajevo venne attaccata e distrutta dalle granate incendiarie delle forze serbo - bosniache. E affiora alla memoria il poster nella mia casa da studente del violoncellista di Sarajevo, fotografato proprio in quella biblioteca, quando i popoli minacciati dalla guerra si aiutavano con la solidarietà internazionale e non con forniture di armi agli eserciti.

museuminexile.com/index.php/co

In questi tempi confusi ci tocca anche questo. Co-chair degli , "lesbica e femminista" che converte l'internazionalismo europeo al nazionalismo ucraino inventando con photoshop una bandiera inesistente che "ucrainizza" l'UE. Lei dice "Slava Ukraini", io dico Миру Україні! In politica le parole pesano, i simboli contano e le bandiere pure. Quella europea è un simbolo di PACE INTERNAZIONALE e non di GLORIA NAZIONALE. Altrimenti voglio anche la bandiera europalestinese.

Ondata d'odio atlantica, russofoba, militarista e razzista in 3,2,1...

Ogni mese che passa Kiev si allontana sempre più dall'Europa e si avvicina sempre più all'Afghanistan. Tra le chiacchiere nazionaliste sui social e la politica che si appiattisce sulle forniture militari ci sono in Ucraina volontari disarmati che rischiano in prima persona per sostenere la popolazione civile. Ma di loro e della gente che aiutano non ci importa, presi come siamo dalla foga di voler annientare il nemico. Se invece a voi interessano li trovate su stopthewarnow.eu .

Per la cronaca, nessuno dei due signori segnalati da questo tizio ha smentito i dati forniti da . Sono state fatte considerazioni di forma, di tempistica, di opportunità, di strumentalizzazioni filorusse e di inapplicabilità del diritto internazionale umanitario. Ma i FATTI restano senza smentita, e anche il diritto internazionale umanitario, almeno fino a quando non aboliremo le convenzioni di Ginevra per far dispetto a Putin.

Temo che che dopo le ONG salvavita e dopo Amnesty la campagna di odio raggiungerà anche l'ONU, che non vuole attenersi a quello che gli dice l'"esercito dei buoni" al di sopra di ogni critica e verifica, e vuole mandare gli ispettori IAEA.

twitter.com/Radio1Rai/status/1

La mia generazione ha la grave responsabilità di aver abbandonato ragazzi di 19 anni alle illusioni del fascismo e della guerra, senza costruire spazi di lotta politica nonviolenta dove difendere i diritti dei popoli minacciati e dei più deboli, a vantaggio di tutti.

Un'altra fondamentale manovra per garantire l'incolumità del popolo Ucraino: chiedere a gente che non c'entra niente con l'aggressione in corso di rinunciare alla propria identità, radici, nazionalità e passaporto. Lo stesso che Putin cerca di fare con gli Ucraini. Si conferma che la prima guerra da vincere è quella nella testa di chi alimenta la cultura nazionalista di guerra e indica i nemici in base al passaporto e non in base alle loro azioni.

Tra le macerie della guerra psicologica sul fronte europeo troviamo in quanto non arruolata, Dostoevskij e Tchaikovsky in quanto russi, il diritto internazionale umanitario in quanto ostacolo alla guerra santa, gli obiettori di coscienza ucraini in quanto traditori e disertori, la popolazione civile con le bombe russe in testa che non ha più nessuna voce a difenderla quando si ritrova in casa i militari ucraini che dovrebbero stare da tutt'altra parte. E non è ancora finita

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