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«bluff» di Putin

INTERNAZIONALE

La quarta Carovana italiana per chi diserta la guerra



Una delle Carovane di StopTheWarNow a Mykolaiv

CRISI UCRAINA. Riparte lunedì 26 settembre da Gorizia la nuova missione dei pacifisti italiani e della rete StopTheWarNow. Porterà sostegno a disertori e obiettori di coscienza ucraini, russi e bielorussi

Pubblicato circa 7 ore faEdizione del 23 settembre 2022

Emanuele Giordana

Ruslan Kotsaba ha 49 anni e ne rischia 15 di galera. È un

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La quarta Carovana italiana per chi diserta la guerra

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Il pericoloso

a spendere soldi per le armi, che almeno, ha concluso Petro, condonino il debito estero «in cambio di vita, in cambio di natura».

Claudia fanti il manifesto

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Impegnato a perseguire nel suo paese la «pace totale», indicata come obiettivo centrale del suo governo, Petro ha invitato allora a porre fine alla guerra contro le droghe – e a tutte le guerre, a cominciare da quella tra Russia e Ucraina («solo in pace potremo salvare la vita sulla terra») per finire con quella scatenata contro il pianeta – e a salvare la foresta amazzonica con risorse stanziate a livello mondiale. E se i paesi del Nord non troveranno i fondi necessari, troppo impegnati

ascoltata e la guerra – l’invasione dell’Ucraina, ma anche dell’Iraq, della Libia e della Siria – «è servita da scusa» per non agire contro la crisi climatica.

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durata la guerra contro la droga e, se non si volterà pagina, «questa si prolungherà per altri 40 anni», durante i quali un altro milione di latinoamericani verrà assassinato e quasi tre milioni di giovani moriranno negli Stati uniti per overdose da fentanyl, «che non si produce nella nostra America latina».

La verità è sotto gli occhi di tutti: «La guerra contro le droghe è fallita. La lotta contro la crisi climatica è fallita». La scienza ha suonato l’allarme ma non è stata

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carbone e il petrolio?». È qui la follia, l’irrazionalità, l’ipocrisia del potere, il quale ha stabilito che la cocaina è veleno da distruggere, per quanto «provochi un numero minimo di morti da overdose», mentre il carbone e il petrolio devono essere protetti «così che il loro uso possa estinguere tutta l’umanità». Che la colpa non è del mercato, ma della pianta e di chi la coltiva. Che, anzi, «il mercato ci salverà da ciò che lo stesso mercato ha creato».

40 anni è

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latinoamericani vengono assassinati in questa guerra e due milioni di afroamericani vengono arrestati, mentre «ipocriti distruggono le piante per occultare i disastri di una società talmente competitiva da condannare alla «solitudine del cuore», «ci viene chiesto carbone e ancora più carbone, petrolio e ancora più petrolio, per calmare l’altra dipendenza: quella dal consumo, dal potere, dal denaro».

Eppure, ha denunciato Petro, «cosa è più velenoso per l’umanità: la cocaina o il

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guerra alla natura. Per distruggere la pianta di coca, la pianta sacra degli Incas, si gettano veleni sulla vegetazione e si scatenano incendi che distruggono, insieme alla coca, milioni di altre piante: «La foresta brucia, signori, mentre voi giocate alla guerra. La foresta, il pilastro climatico del mondo, scompare con tutta la sua vita».

E mentre viene demonizzato «lo spazio della coca e dei contadini che la coltivano perché non hanno altro da coltivare», mentre un milione di

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alla giungla del Chocó, fino alla cordigliera delle Ande e agli oceani. Ma dalle montagne e dalle valli di ogni sfumatura di verde, ha proseguito, non scendono solo acque abbondanti, ma anche «torrenti di sangue»: la Colombia è un paese dalla «bellezza insanguinata», dove la biodiversità erompe «tra le danze dell’orrore e della morte». Chi è allora «il colpevole di rompere l’incanto con il terrore»?

Il presidente ha puntato l’indice contro la guerra alla droga, che è, anche,

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grande impressione, in Colombia e non solo, il discorso pronunciato da Gustavo Petro all’Assemblea generale delle Nazioni unite. Un tale atto di accusa verso il potere mondiale, duro e al tempo stesso poetico, si era del resto ascoltato raramente all’Onu e di certo mai da parte di un presidente colombiano.

Petro ha esordito con un inno alla bellezza del suo paese, terra «di farfalle gialle e di magia» in cui la vita risplende in tutta la sua lussureggiante forza, dalla foresta amazzonica

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latina



Pinochet non è risorto ma le destre sì. È un giorno amaro per le sinistre in Cile

INTERNAZIONALE

Gustavo Petro: la Colombia e la sua «bellezza insanguinata» dalla guerra alla droga



Gustavo Petro alle Nazioni unite

ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU. Il j'accuse del presidente colombiano: dall'Iraq all'Ucraina le guerre sono «servite da scusa» per non agire contro la crisi climatica

Pubblicato circa 13 ore faEdizione del 23 settembre 2022

Claudia Fanti

Ha fatto

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Gustavo Petro: la Colombia e la sua «bellezza insanguinata» dalla guerra alla droga

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nuove generazioni, quelle messe in moto da Greta, quelle che sanno che a pagare i costi dell’inerzia degli attuali governi saranno loro.

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inverso, dall’industria bellica e da quella che produce beni superflui alla produzione di impianti e attrezzature per far fronte alla crisi climatica sarebbe senz’altro possibile se solo i nostri governi dessero alla crisi climatica la stessa importanza data allora (e anche oggi) alla guerra.

A SENTIRE I POLITICI, sia nostri che del resto del mondo, sembra invece di essere atterrati su Marte. Ma le forze per imporre loro una svolta radicale – o la loro cacciata – stanno maturando tra le

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senza formazione e quasi niente per il riassetto idrogeologico. Con meno di quell’importo sarebbe possibile invece convertire tutto il sistema energetico nazionale alle energie rinnovabili in poco tempo (molti progetti, in attesa di autorizzazione, già ci sono) come avevano fatto, al momento della loro entrata nella Seconda Guerra Mondiale, gli Stati uniti, convertendo in pochi mesi i loro impianti industriali alla produzione bellica: carri armati, cannoni, navi, aerei, bombe… Un processo

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innanzitutto la conversione energetica. Il programma NextgenerationEU ha messo a disposizione del nostro paese 200 miliardi (tutti, sostanzialmente, a debito) che il Governo italiano sta sperperando in iniziative che nulla hanno a che fare con la transizione ecologica: armi, autostrade, alta velocità, incentivi all’auto individuale, gassificatori, navi metaniere, gasdotti e nuove trivellazioni; per non parlare di case di comunità senza personale, scuole senza insegnanti, investimenti in Itc

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Lì, come sta mostrando l’esperienza esemplare della Gkn di Campi Bisenzio, non esiste alternativa alla socializzazione della gestione sia della lotta che dell’impianto e a una conversione produttiva che può realizzarsi solo nel quadro di un piano di ambito almeno nazionale, ancora in gran parte da elaborare, come quello prospettato dal collettivo operaio per produzioni funzionali a una mobilità collettiva e sostenibile.

DI PIANI DEL GENERE C’È GRANDE urgenza, che riguarda

aziende esposte al rischio di chiusura, delocalizzazione, ridimensionamento.

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conoscenze che possono essere raccolte solo attraverso un confronto diretto d continuo tra gli interessati. E’ un processo molto difficile, che sembra mettere in forse posti di lavoro o abitudini acquisite senza prospettare alternative concrete, che vanno costruite in percorsi lunghi e aleatori. Per questo i punti in cui può più facilmente affermarsi la prospettiva di una conversione produttiva – indissolubilmente legata alla ricomposizione di una comunità di riferimento – sono le

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